
Disegno auto-ironico (?) con cui lo scrittore balbuziente Lewis Carroll, autore di Alice nel paese delle meraviglie, tratteggia la propria maschera, quella che mostra quando parla in pubblico: Ecco come appaio quando tengo le mie lezioni
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La balbuzie non è qualcosa che succede, ma qualcosa che si fa. È una reazione di fuga anticipata, apprensiva ed ipertonica. È necessario dunque che si eviti di evitare.
W. Johnson
Chi balbetta deve assumersi la responsabilità di fare in modo che gli altri si sentano a loro agio con lui... Con laiuto di uno specialista deve affrontare le situazioni temute: ridurre la paura e aumentare il proprio agio, quando si comunica, può essere molto produttivo.
H. Gregory
Sorridi della tua balbuzie e di te stesso. Il miglior umorismo è quello che viene indirizzato verso se stessi.
L. Emerick
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La cosa fondamentale che emerge da ricerche cliniche e di laboratorio è che il comportamento chiamato balbuzie è estremamente modificabile. È possibile, per una persona che parla, cambiare drasticamente le cose che fa e che egli chiama balbuzie.
G. F. Johnson
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«La balbuzie è un disordine nel ritmo della parola per cui il paziente sa cosa vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono che hanno carattere di involontarietà» (OMS 1977).
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«La balbuzie... ha natura intermittente e multidimensionale, poiché appare condizionata da variabili di natura socioculturale, psicologica, fisiologica e genetica, e come tale può essere descritta a molteplici livelli (...).
La definizione e la diagnosi tradizionali di balbuzie si basano sulla rilevazione uditiva e valutazione qualitativa delle disfluenze, che per numero, tipo, durata e posizione sono giudicate anomale e qualificano chi le produce come balbuziente.
Molti studi che seguono questa impostazione si sforzano di individuare i loci dellenunciato balbettato associati con loccorrenza delle disfluenze e di spiegare questi pattern distribuzionali invocando le stesse malfunzioni dei processi mentali che nei parlanti normali generano lapsus e disfluenze (...). Il loro difetto principale è lesclusiva attenzione alle disfluenze, che qualificano il parlato come discontinuo.
Ma la fluenza è multidimensionale e un parlato fluente oltre ad essere privo di discontinuità sarà anche prodotto con una scansione ritmica regolare, in modo rapido e senza eccessivo sforzo sia fisico che mentale (...). Infatti è ben conosciuto in letteratura il caso di balbuzienti che non presentano disfluenze (...). Questi soggetti sono affetti da cover/subperceptual stuttering e avvertono spesso nel parlare livelli eccessivi di sforzo muscolare e tensione cognitiva che possono sfuggire allocchio e allorecchio del clinico» (C. Zmarich 1999) - v. pag. 223 del libro LA BALBUZIE di F. Murray (RED Edizioni - Milano 2003), pubblicazione curata dallAssociazione Italiana per la Balbuzie e la Comunicazione (www.balbuzie.it) e il Centro Punto Parola.
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Francesco, 18 anni, disegna la sua
balbuzie come un parlare sulla corda
col rischio di cadere e allo stesso tempo
con la paura-desiderio di finire nel...
fiume della fluenza
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